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PolicastroDopo la piana alluvionale del Sele, il paesaggio si presenta prevalentemente montuoso; ma, attratti dalla bellezza selvaggia di questa costa che riceve carattere dalla varietà dei suoi aspetti pareti rocciose che si aprono al mare con suggestive caverne, picchi, salti imprevedibili, declivi verdeggianti o brulli e tranquille rade decidiamo di raggiungere il golfo di Policastro seguendo la rotta dei marinai.
Il Cilento, infatti, e' la meta estiva di deliziose vacanze e il paradiso delle imbarcazioni da diporto. E' fornito di tutti i confort.
Alle nostre spalle si vede ancora la cresta dentellata delle montagne della Costiera Amalfitana, d'un intenso color viola, ed disegnarsi davanti a noi il promontorio di punta Licosa, che chiude a sud il grande golfo di Salerno: la mitica Leucosea o Leucosia, così chiamata dalla dea che soccorse Ulisse in uno dei suoi drammatici naufragi: "la bella dal Tallon di Perla / figlia di Cadauno, Ino chiamata al tempo / che viveva tra i mortali: or nel mar gode / divini amori, e Leucosea si noma".

PaestumSulle sponde care alle dee, che stiamo sorvolando, rivivono le antiche leggende.
Qui approdò la nave di Giasone, con a bordo l'aratro che avrebbe trasformato le terre lontane, ed orfeo con la sua lira.
Se non ci disturbasse il rombo dei motori, chissà che non potremmo ancora sentire i suoi canti. A sud Paestum si intravedono appena le rovine di velia, l'antica Elea famosa per la sua scuola di filosofica. Oggi gli archeologi stanno febbrilmente cercando di riportare alla luce le vestigia del suo passato glorioso. La suola Eleatica, che sorse nel vi secolo a.c. in questa parte della Magna Grecia, fu caratterizzata da un vivo interesse per i problemi logico-linguistici e sulle difficoltà che si annidano nelle nozioni più comunemente usate. Vi appartennero filosofi come Senofane, Parmenide, Zenone e Melisso. In quei tempi remoti la filosofia cercava di spiegare scientificamente i miti, ma in questa terra i miti sopravvivono con la forza della poesia.

Castellabate

Il promontorio di punta Licosa non ci sbarra la vista. Nell'ansa a gomito, dirimpettaia di Salerno, ecco Agropoli, dalle bianche case che digradano verso il mare e, arroccata su un'altura, Castallabate, fondata nel 1123 dall'abate di Cava Costabile Gentilcolore. Questo piccolo paese ha un interessante centro storico con maiuscole e pittoresche stradine. Sulla collina e' visibile il castello angioino-aragonese del XII secolo. Come molte contrade del Cilento, nell'alto medioevo Castellabate apparteneva alla baia di Cava, che possedeva nella zona ben otto monasteri, intorno ai quali sorsero i primi centri abitati. La guerra del vespro, combattuta tra angioini ed aragonesi, fu letale per il Cilento, e quasi tutte queste cittadine furono distrutte. Giovanna i d'Angiò le riconsegnò ai monaci, ma un secolo dopo, 1414, Gregorio VII donò l re Ladislao di Durazzo, che però non le amministrò mai, in quanto, nel frattempo, agli angioini erano succeduti gli aragonesi.

Declinante verso il mare è Santa Maria di Castellabate, della quale, già nel 1102 esisteva la chiesa. La scogliera, sulla quale il mare si rompe con spettacolari effetti spumeggianti, è costituita da un'antica cava di blocchi. Il molo a ridosso di punta Licosa appartiene a San Marco di Castellabate, in epoca antica distaccamento della flotta di Miseno. Sono visibili i resti del molo romano e un palazzo fortificato detto "la torretta" . Esiste anche una necropoli, ma da quassù è difficilmente identificabile. Anche Ogliastro ( da oleastrum, olio selvatico ) , e Perdifumo ( da piè di fiume ) , hanno origini le antiche, essendo state fondate intorno al mille. Con una leve virata oltrepassiamo Punta Licosa, importante punto di riferimento per i naviganti, e sorvoliamo una delle più estese e belle spiagge d'Italia. Una cresta spumosa e bianca in mezzo al mare intensamente azzurro, ci dice che stiamo sorvolando Acciaroli. Quella, infatti, è la secca, che sembra messa apposta per invitare i marinai alla prudenza.

Ancora una rientranza nella roccia, ed ecco Casalvelino, un ameno paesino posto su di un'altura, ma che oggi ha rapidamente guadagnato la via del mare.

Sorgono quasi tutti sulle colline, i paesi di questa bellissima contrada, perchè fino all'inizio del secolo scorso bisognava guardarsi dalle incursioni dei saraceni e dei pirati; sul mare non c'erano che poche borgate di pescatori, e sono queste che hanno ricevuto maggior impulso ai nostri giorni. Ascea e Marina di Pisciotta ne sono una riconferma.
Ancora una distesa di spiaggia incorniciata da montagne, ed ecco Centola, un paese disabitato appollaiato su un monte dalla bellezza orrida. Verso il mare il paesaggio si fa meno aspro: è capo Palinuro, la sponda dove fu sepolto il mitico nocchiero di Enea. Malgrado le molte costruzioni moderne, lidi e promontori qui diffondono sul mare l'atmosfera della leggenda, mescolando alla voce delle onde l'armonia dei versi di omero e di Virgilio. Sembra quasi impossibile convivere col fardello delle preoccupazioni quotidiane legate alla tumultuosa vita moderna, perchè questi luoghi sanno parlare all'anima con accenti e toni dolcissimi. Sono luoghi consolatori e obliosi. Ancora un altro bel porto: e' quello di Marina di Camerota, con la sua punta degli Infreschi. Si apre ora davanti a noi l'ampio golfo di Policastro ma dobbiamo virare per risalire la zona più aspra, ma anche la più elevata, quasi inaccessibile, che e' il territorio montuoso della Campania.

 
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